E’ con noi Andrea Signoretti, Signo, capitano nella scorsa stagione agonistica e secondo allenatore nella prossima stagione di serie C

-Signo, un mare di esperienza, un capitano vero come ti hanno definito i tuoi compagni. Partiamo da qui e dalla vostra trionfale promozione in C, cosa ci puoi raccontare a proposito, quali sono state le tue emozioni e come hai vissuto questo ruolo di capitano?

“Onestamente, ad inizio stagione, visto la rosa della squadra, ero entusiasta e fiducioso, ma non ho mai fatto proclami, perché vincere un campionato non è mai facile e la stagione può riservare sempre tante insidie. Devo dire che la speranza e la voglia di fare qualcosa d’importante c’era. All’inizio della seconda fase, la sconfitta a Falconara ha messo a dura prova le nostre certezze, ma ci siamo ripresi alla grande dominando la categoria. Tutto questo, frutto del lavoro in palestra e di un gruppo straordinario che, ad ogni allenamento, cresceva sempre di più sotto la guida di mister Romani. Onestamente, credo che questo crescendo sia stata la cosa più bella in assoluto. Per quanto riguarda la fascia di capitano, ritengo sia stato un onore e un privilegio indossarla, in quanto negli anni hanno rivestito questo ruolo degli uomini davvero eccezionali, dai quali ho imparato tanto sia nello sport che nella vita. Per cui non potevo essere da meno e ho cercato di dare tutto per ricoprirlo al meglio sia in campo che fuori”.

-La pallavolo da voi è di famiglia, e vivete in una città, quella di Fano, che da sempre è stata la culla di questo sport, tempo fa lavoravo come ufficio stampa e fotografo narrando le gesta di tua moglie, ora le tue, quest’anno ci sarà una grande novità. Come molti sapranno, la scorsa stagione è stata la tua ultima da giocatore, la prossima la prima da secondo allenatore di Marco Romani, raccontaci come è nata questa decisione.

“Sì io e mia moglie condividiamo l’amore per questo magnifico sport, e approfitto di questo spazio per dedicare a lei e al nostro piccolo bimbo Edoardo la vittoria del campionato, ringraziandola di cuore per tutto. Terminata la stagione e contribuendo a riportare la squadra dove merita e cioè in serie C, mi sono detto che da giocatore avevo raggiunto il mio obiettivo, per cui era giunto il momento di lasciare spazio ai giovani della società. Nonostante ciò, in questa magnifica stagione è cresciuta in me la voglia di non abbandonare la palestra definitivamente, ma di restare per allenare i giovani e per restare nella magnifica famiglia che si chiama Polisportiva Bottega. Per cui un giorno parlando con Mister Romani, mi sono proposto come suo secondo e lo ringrazio per avermi accolto nello staff. Non vedo l’ora di cominciare questa nuova avventura e cercherò di dare il meglio che posso come sempre”.

-Dal campo alla panchina cambia tanto, ma sicuramente non l’entusiasmo, cosa pensi e cosa ti senti di poter trasmettere alla causa del Pol Bottega?

“Penso che sia completamente diverso giocare ed allenare, togliere maglietta e pantaloncini per indossare polo e fischietto è un  passo davvero importante trovarti davanti i tuoi vecchi compagni di squadra ai quali ora dovrai far sudare quelle magliette ad ogni allenamento e, perché no, là dove è necessario urlandogli dietro. La caratteristica che mi ha sempre contraddistinto è l’entusiasmo, ed è proprio questo che porto in dote e che cercherò di continuare a trasmettere ai ragazzi, oltre che contribuire alla continua crescita della società”.

-Quante stagioni hai giocato a Bottega? Ed è proprio vero che nella polisportiva del Canguro si respira una aria particolarmente diversa dalle altre società? In molti, fra i tuoi colleghi del maschile e le tue colleghe del femminile, hanno risposto in modo univoco, accumunando Bottega a casa, vale così anche per te?

“Tante, se non erro sono 20, ricordo perfettamente il primo giorno in cui sono entrato in palestra e mi sembrava tutto così nuovo e così grande con tutti quei palloni in giro per il campo, soprattutto per uno che veniva dalla pallacanestro. Ad oggi, quella palestra è casa mia e la società la mia seconda famiglia. Negli anni, partita dopo partita, sono diventato uomo dentro quella palestra, nelle gioie e nelle “incazzature”, anche perché ci sono state anche quelle. In questi anni passati a Morciola, i miei compagni sono diventati i miei amici, alcuni di loro sono i miei fratelli, e molti dei ricordi più belli della mia vita sono legati alla palestra del Bottega. Quando vado in giro e la gente mi chiede se gioco a Bottega, sono fiero di rispondere di sì.

Per cui confermo anch’io che Bottega è casa, sarò banale, ma è la verità”.

-L’allenatore Marco Romani, sulla prossima stagione ha le idee chiare e si è già sbilanciato, vuole cercare di vincere la Coppa Marche e tentare di centrare i play off in campionato. La tua idea, in prospettiva del prossimo campionato, è come quella del primo allenatore o rimani più cauto?

“Assolutamente si, abbiamo il potenziale per riuscirci e per fare bene, viste le individualità e visto il gruppo che si è creato la stagione scorsa”.

-Se perderete, chi risponderà nei post partita alle mie domande tu o lui?

“Innanzitutto spero di non perdere, ma se proprio accadrà penso che il Mister manderà me”.

-A parte le battute, quanto pensi che siano fondamentali per una buon approccio al massimo campionato di serie C, due aspetti che sono poi il marchio di fabbrica del credo del vostro coach, ovvero la difesa e l’intensità dell’allenamento?

“Penso che se non difendi non puoi contrattaccare e quindi fare punto e, pertanto, è difficile vincere se non metti la palla a terra. Per cui il nostro credo rimarrà questo anche la prossima stagione, intensità e difesa, anche perché ci si diverte tanto a non far cadere la palla e farlo nella nostra palestra è ancora più entusiasmante”.

-Invece, secondo te, quale potrebbe essere l’arma in più oltre a quelle sopra già citate?

“Sarò banale, ma il gruppo sarà fondamentale insieme al salto di qualità dei nostri giovani che dovranno sempre di più garantire un alto livello negli allenamenti e di conseguenza farsi trovare pronti durante le partite. Il tutto, sempre osservando i giocatori più esperti che, con la loro tenacia e la loro passione, danno dimostrazione ad ogni allenamento di come si sta in campo”.

 

-Tu che sei uno dei più attivi nello spogliatoio svelaci qualche arcano su scherzi, cabale o altro della passata stagione.

“Tutto quello che accade nello spogliatoio, rimane lì dentro, ma ti posso garantire che ne succedono di ogni e, per quanto riguarda le cabale, ti assicuro che ogni giorno della settimana ha il suo rito propiziatorio. Ti posso dire solo, per quanto mi riguarda, che sono solito indossare gli stessi slip ad ogni partita, ovviamente opportunamente lavati”.

-Chi è Signo fuori dal campo di gioco nella vita di tutti i giorni? 

“Sono marito di una moglie fantastica e padre di un bambino bellissimo di sette mesi. Nella vita lavoro per una cooperativa che opera nel sociale. Mi piace il mare e appena arriva la bella stagione mi trovate a giocare a beach volley sotto il sole”.

 -Cosa ne pensi di questo blog, tanto voluto da Alberto Renda, che segue le vostra gesta e parla di voi? 

“Penso che sia una”figata”. Alberto come sempre ci ha visto lungo e spero che questo strumento permetta a tanti di seguirci, di farci notare per fare entrare ragazzi e ragazze in palestra, di tifare per noi mettendo in luce non solo l’aspetto sportivo, ma anche quello umano”.

-A chi vuoi dedicare un saluto?

“Ovviamente ad Alberto Renda, prima che allenatore e prima che dirigente, un esempio, un uomo vero, schietto e sincero. Qualità queste che oggi si fa fatica a trovare nella vita di tutti i giorni”.

Ad Maiora

A cura di Danilo Billi

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