Chi è Sara Bartolucci, centrale della Serie C femminile!

-Ruolo?

“Centrale”.

-Numero?

“12”.

-Soprannome?

“Sari o Barto (dipende)”.

-Piatto e drink preferito?

“Pizza e birra, il connubio perfetto”.

Ciao Sara, come mai da piccola hai scelto di giocare a pallavolo, anche se sappiamo che la tua famiglia sta dando tanto a questo sport?”.

“Ciao Dani, il mio amore per questo sport è nato un po’ per caso… dopo un anno di danza, e un allenamento di basket per seguire le orme del mio papà (si correva troppo però), all’età di sette anni ho provato con la pallavolo, influenzata da mamma che ha praticato questo sport da ragazzina. È stato amore a prima vista, tanto che ho coinvolto tutti, a partire da mamma che ha iniziato di nuovo a giocare, il nonno che faceva i passaggi la domenica dietro casa insieme a me, papà facendo uno scambio di ruoli sul chi seguiva chi per tutte le palestre di Pesaro e non solo e per ultima mia sorella che già a tre anni aveva un bagher più bello del mio, e da un anno si trova a 400 km di distanza per praticare questo meraviglioso sport”.

-Quando e come sei arrivata al Pol Bottega?

“A Bottega sono arrivata tre anni fa. Quella che sta per iniziare è la quarta stagione in maglia bianco-verde. La chiamata della Lalla e Giacomo è arrivata in un periodo in cui avevo bisogno di cambiare aria e la proposta di Bottega era stimolante, così ho colto la palla al balzo e ho accettato di entrare a far parte di questa famiglia. Tornassi indietro rifarei mille volte questa scelta”.

-Lo scorso campionato finalmente la promozione in C, quali sono statI secondo il tuo punto di vista gli ingredienti giusti per ottenere questa meravigliosa stagione?

“Primo ingrediente in assoluto l’armonia in spogliatoio, senza la quale non è possibile lavorare bene in palestra, questo secondo il mio punto di vista. Non è sempre stato tutto rose e fiore, devo essere sincera, ma siamo sempre riuscite a risolvere tutti i problemi e a far valere il gioco di squadra, altro ingrediente fondamentale”.

-In prospettiva, come vedi il prossimo campionato?

“Per la prossima stagione spero si riparta da dove ci siamo lasciati a maggio e proseguire solo in crescendo”.

-Ci puoi raccontare che tipo di centrale sei e per chi, come dico sempre non mastica troppo di pallavolo, qualcosa sul tuo ruolo di centrale?

“Io non sono proprio un centrale da prendere come esempio. Sono lenta, mentre il centrale dovrebbe essere rapido e scattante, perché deve sempre correre a destra e a manca per la rete, seguire il palleggiatore avversario e certe volte prevedere in anticipo le sue decisioni. Molto difficile per un centrale è anche entrare in partita dato che si toccano pochi palloni e senza accorgersene arriva il proprio turno in battuta e un secondo dopo ci si ritrova a fare il cambio con il libero. Però a me piace il mio ruolo: nonostante si corra parecchio, far punto con un muro dà tanta soddisfazione”.

-Con l’avvento dei liberi il centrale in seconda linea esce sempre, uscire ed entrare di continuo nel ritmo partita, per te è più un vantaggio o uno svantaggio? Come vivi quei momenti che sei fuori dal gioco in panchina?

“È difficile rispondere. Da un lato è uno svantaggio, appunto perché rende difficile prendere il ritmo gioco, dall’altra però è un grosso vantaggio: chiunque farebbe a cambio con un centrale per rifiatare anche solo un minuto dopo azioni lunghe in cui si è corso per tutta la rete. Infatti, approfitto di quei momenti in panchina per riprendere fiato e tornare in campo il più lucida possibile, senza mai togliere gli occhi dal campo, però. In più colgo spesso l’occasione per chiedere qualche consiglio ai miei coach”.

-La tua più bella partita della scorsa stagione sia di squadra che tua personale?

“Sinceramente non saprei sceglierne una, sia di squadra che personale. Tutte sono state belle e importanti a modo loro, soprattutto le sconfitte”.

-Quali le motivazioni che ti hanno portato a riconfermare la tua presenza anche per la prossima stagione?

“Partendo dal presupposto che non ho mai fatto un campionato di serie C, dopo vari ragionamenti, ho capito che se non ci avessi provato ora chissà quando mi sarebbe ricapitata un’occasione del genere e mi sembra giusto intraprendere questo percorso con la mia squadra. Dopo tutto il duro lavoro di questi anni, questa stagione la vivo come un completamento di un ciclo e perché abbandonare un gruppo, una palestra e una società in cui mi trovo bene e che ormai sono diventati la mia seconda casa e famiglia?”.

-Quando non sei impegnata con la pallavolo cosa fai nella vita di tutti i giorni?

“La maggior parte della mia giornata la trascorro all’università: studio Mediazione linguistica a Misano Adriatico e, se tutto va secondo i piani, a ottobre dell’anno prossimo mi dovrei laureare. Ma diciamo che lontana dalle palestre non so proprio starci e, nei weekend in cui non giocavamo, ne approfittavo per andare a vedere le partite del mio ragazzo, anche lui pallavolista. Purtroppo il mio calendario non si incastrava con quello della mia sorellina che ho seguito attraverso le telecronache dei miei genitori”.

-Pensi che l’allenamento sia poi lo specchio della partita anche nel femminile?

“Assolutamente! Tutto quello che succede in allenamento durante la settimana, poi lo si trasferisce in campo il giorno della partita. Questo sia nel femminile che nel maschile, a qualsiasi livello o età, che senso avrebbe altrimenti l’allenamento? È molto importante prestare attenzione a ogni singolo dettaglio durante l’allenamento e all’atteggiamento con cui lo si affronta”.

-Nel prossimo campionato che soddisfazione ti piacerebbe toglierti a livello personale?

“Sinceramente non ho ancora pensato a questo. Voglio continuare a migliorarmi e fare bene in questo campionato”.

-Questo blog voluto da Alberto Renda, prima che ci lasciasse, parla esclusivamente delle squadre del Canguro, che ricordo hai di lui e cosa ne pensi di questo progetto?

“Quando penso ad Alberto sento la sua voce che arriva da in fondo le tribune, ad incitarci e darci la carica, come se si trovasse in panchina accanto a noi e non al di là della transenna. Mi mancherà sentirla, ma so che lui è lì al suo solito posto e ci continuerà a seguire e sostenere. Questo progetto è veramente bello: dà la possibilità a tutti di conoscere quello che ha costruito e creato.. farà conoscere questo grande cuore verde”.

-Un episodio simpatico che si possa raccontare e successo la scorsa stagione che se ci pensi ancor ti fa sorridere?

“Di episodi ce ne sono troppi, ma i primi che mi vengono in mente così su due piedi sono il giorno in cui la Lalla ha annunciato il ritorno della Gnagna, che per me era stata un gran punto di riferimento il primo anno che sono arrivata a Bottega e sapere che sarebbe tornata mi ha dato tanta forza, e il secondo l’ultima partita di campionato. Se ripenso a tutta quell’ultima fase, più che sorridere mi viene da ridere per quanto siamo state sciocche a non capire che eravamo a un passo dalla promozione.. “basta un punto”… ancora mi viene la pelle d’oca”.

 -Per finire eccoci qui per i saluti, chi vanno i tuoi?

“I miei saluti vanno prima di tutto ad Alberto, a tutta la società e ai tifosi che invito a continuare a seguirci e a sostenerci in questo percorso”.

Ad Maiora

 A cura di Danilo Billi

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