E’ arrivato il turno di Andrea Tomassoli, libero della squadra maschile di serie C

-Ruolo?

Libero”.

-Numero?

“12”

-Soprannome?

Pive”.

-Piatto e drink preferito?

“Carbonara e birra”.

-Ciao Pive, è arrivato anche il tuo turno… Da quanto tempo giochi a pallavolo maschile e come mai hai scelto questo sport, visto che come ragazzo magari potevi indirizzarti verso il basket, o il calcio per esempio?

“Gioco a pallavolo dall’età di 10 anni, ho incominciato questo sport nella mia classe delle elementari, la maggior parte dei miei compagni andava a pallavolo e da quel momento mi sono avvicinato a questa attività e non l’ho più lasciata”.

-Perché Pive?

“Il soprannome Pive risale al mio bisnonno che fumava la pipa e da lui a mio padre, lo chiamavano “pipetta” e a me “pippero” che poi si è trasformato negli anni in Pive”.

-Hai giocato sempre a Bottega?

E sei nato come libero o ti sei adattato al ruolo?

“Sì… sono rimasto sempre a Bottega. Ho iniziato come banda fino all’under 14, siccome la mia statura non è mai stata un granché, mi inserivano una volta a set nel giro dietro, poiché avevo una buona attitudine a difendere. Poi nel 1999 è nato il ruolo da libero e da lì ho cambiato”.


-A differenza del femminile, raccontaci come viene interpretato il tuo ruolo di libero nel maschile, che gioca sicuramente una pallavolo molto diversa, fatta di scambi molto veloci e forte atletismo.

“Un libero nella pallavolo maschile, a parer mio, deve avere molta concentrazione e calma mentale (cose che io all’inizio non avevo assolutamente, ma con l’età e l’esperienza se uno vuole imparare dai propri errori puo migliorare), e visto che gli scambi sono molto veloci, più si riesce a leggere il gioco dall’altra parte della rete, più si anticipa la posizione in campo”.

-Come ho chiesto ai tuoi compagni, lo faccio anche con te. Secondo il tuo punto di vista, quando hai capito che il campionato era vinto, dopo quale partita in particolare?

“La possibile vittoria del campionato l’ho capita quando nel ritorno dei playoff siamo andati a giocare in casa a Jesi, che in quel momento era seconda a -2 da noi e, con una fantastica vittoria per 3 a 1, siamo andati a +5 in classifica a tre partite dalla fine”.

 

-Il prossimo anno tornate nella categoria maggiore, dove siete stati tanti anni. Le tue aspettative fra Coppa Marche e campionato?

“Le aspettative per la prossima stagione sono: per quello che riguarda la Coppa, andare avanti il più possibile, mentre per il campionato centrare i playoff con tanti punti, visto che, nella seconda fase, i punti accumulati si portano dietro”.

-Quest’anno dovrai fare la chioccia anche a un giovane libero, ovvero Giovanni Galli, promosso da coach Marco Romani in prima squadra e che tu, comunque, conosci bene, visto che ti ci sei allenato anche nel mese sperimentale, quello di giugno, dove voi veterani della C vi siete mischiati con le giovani leve del settore giovanile. Che ne pensi?

“Giovanni, da quello che ho visto, parte con delle ottime basi, e se riuscirà ad apprendere da tutta la squadra i nuovi sistemi di gioco e, soprattutto, in caso dubbio chiederà sempre, con il passare del tempo le cose gli verranno in automatico”.

-Da sempre coach Marco Romani punta tutto o quasi sulla difesa, non vuole mai che caschi un pallone, da ministro della seconda linea penso che tu concordi appieno, e soprattutto quanto vi allenate nello specifico perché questo possa avvenire?

“Quasi tutti gli allenamenti sono basati sulla difesa… difesa… una parola che mi riporta indietro con la memoria a quando ci allenava Alberto e lui era solito dire che in campo bisognava dare di “morso” al pallone, perché una bella difesa con successivo punto poteva cambiare completamente la partita a tuo favore. E’ da lì che ho imparato a dare il tutto per tutto, fino che il pallone non tocca terra e questo in tutti questi anni sta avvenendo anche con Marco”.

-Anche la tua compagna gioca ed capitano della squadra femminile, che come la vostra quest’anno è stata promossa in serie C. Cosa ci puoi raccontare della vostra convivenza “pallavolistica”?

“La convivenza pallavolistica che ho con Alice consiste, soprattutto, nello scambiarci pareri delle partite di campionato”.

-Quest’anno come secondo allenatore avrai Signo, il tuo ex capitano, ne vogliamo parlare?

“Signo per me è un grande, conosce la pallavolo e la sa leggere molto bene, quindi sicuramente la sua visione dalla panchina come secondo sarà molto utile”.

-Qual è il tuo rapporto con la società di Bottega?

“Il mio rapporto con la società è sempre stato eccellente, per me è come una seconda famiglia”.

 -Invece con il primo allenatore Marco Romani?

“Con Marco il rapporto è sempre stato di enorme rispetto, sia nel bene che nel male, anche quando si litiga e ci si scorna ci diciamo sempre tutto in faccia e mai dietro”.

 -Lui ha recentemente dichiarato di voler vincere la Coppa Marche, pensi che possa succedere davvero?

“Mai dire mai nella vita. Anche a me piacerebbe vincere la Coppa Marche, le variabili, però, sono tantissime, meglio affrontare una partita per volta”.

-Chi sei e cosa fai fuori dal terreno di gioco, oltre che andare a giocare a tennis?

“Fuori dal campo da pallavolo sono un ragazzo normalissimo, un po’ giocherellone, sono subentrato nella ditta di mio padre, faccio cucine per la ristorazione, ma la cosa che mi da più soddisfazione è quando vado a giocare a tennis con Ghezzi, mi diverto un sacco a stuzzicarlo”.

-Quest’anno sei stato costretto a mettere gli occhiali speciali anche quando giochi…Come ti stai trovando? Chi ti ha costretto?

“Non pensavo, ma con i nuovi occhiali da gioco mi trovo benissimo, anche perché altrimenti Marco quest’anno mi avrebbe fatto stare in tribuna”.

-Per finire, cosa ne pensi di questo blog voluto da Alberto Renda prima che ci lasciasse?

“Secondo me l’idea di questo blog è una bellissima cosa”.

-Tu lo conoscevi bene, che vuoto lascia nella Polisportiva?

“Il vuoto lo lascerà solo in fondo alla tribuna, dove era solito sedersi, per il resto ha dato tantissime cose ad ognuno di noi, ma soprattutto ci ha lasciato quella mentalità e filosofia che ha aiutato a creare la Polisportiva Bottega che siamo oggi”.

In spogliatoio qual è la classifica dei più matti?

“La classifica dei più matti è facile, bastano solo due nomi Omar e Signo, sono come Cochi e Renato”.

-Siamo arrivati alla fine, i tuoi saluti vanno a…?

“I miei saluti vanno a tutte quelle persone dietro le quinte che rendono possibile ogni anno fare 14-15 campionati”.

Ad Maiora

A cura di Danilo Billi

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