Presentiamo Agnese Ferri, palleggiatore della squadra femminile di Serie C

-Ruolo?

“Palleggiatore”.

 -Numero?

“29”.

 -Soprannome?

Agni, Agno, Agne, Agnes”.

 -Piatto e drink preferito?

“Impossibile scegliere un cibo e un drink preferito… Diciamo tutto ciò che è commestibile!”.

 

-Agnese, come nato l’amore fra te e la pallavolo?

Tutto è iniziato all’età di 10 anni, dopo aver frequentato nuoto e iniziato il conservatorio. Non riuscivo più a incastrare i vari orari, e così spinta da mio babbo, ex giocatore, ho deciso di abbandonare il nuoto e di iniziare a giocare a pallavolo”.

 -Dove hai iniziato a muovere i primi passi?

“Ho iniziato a muovere i primi passi proprio qui a Bottega e non me ne sono più andata, allenamenti su allenamenti con il sogno di giocare in prima squadra”.

 -Riavvolgendo il nastro della scorsa stagione, su quali momenti premi il fermo immagine?

“Senza dubbi sulla finale che ha permesso la promozione in C. Un’emozione unica e una gioia infinita”.

 

-Che rapporto hai con la Lalla?

Difficile da spiegare, c’è sempre stato ammirazione e rispetto reciproco. Mi ha insegnato a giocare a pallavolo, mi ha appassionato a questo sport e per questo non smetterò mai di ringraziarla. Quando non capivo le sue scelte, è sempre riuscita a farmi vedere la situazione in tutte le facce della medaglia e a credere in me anche quando io non ci credevo. Inoltre, quest’anno essere al suo fianco con le ragazzine dell’under 13 è stato un vero piacere, oltre alle cabale, mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di crescere sia in campo che come persona”.

 -Come vivi in allenamento e in partita, ovvero dal campo, il tuo ruolo di palleggiatore?

“In allenamento cerco sempre di dare il massimo, di migliorare e di eseguire correttamente gli esercizi, mettendoci un po’ di personalità. La partita è lo specchio dell’allenamento, provo a mettere in pratica quello che ho appreso durante la settimana, anche se non sempre è facile”.

-Ci puoi spiegare qualcosa di più sul tuo ruolo che è poi quello di essere il cervello della squadra?

“Il ruolo del palleggiatore è un ruolo complesso ma allo stesso tempo il più bello. Il palleggiatore tocca la palla in ogni azione e deve saper gestire al meglio i suoi attaccanti. Non basta avere un bel palleggio. Oltre a quello, ci vuole lucidità, grinta, personalità e una gran visione di gioco”.

-Sei molto unita a tutto il gruppo e in particolare alla tua compagna di reparto Morgana, come nasce questa intesa e il sostenersi a vicenda, nonostante ricoprite lo stesso ruolo?

“La Morghi, dalla prima volta che l’ho vista giocare, è stata il mio idolo. Poter giocare con lei è un vero onore per me. Siamo coppia fissa ad ogni allenamento e in partita, ci consultiamo e ci sosteniamo a vicenda, ormai basta uno sguardo o un semplice abbraccio per capirsi”.

-Alla fine del campionato dopo una attenta riflessione hai deciso di rimanere, cosa ti aspetti dalla prossima impegnativa stagione in serie C?

“Non è stato facile prendere una decisione, l’anno passato, nonostante la bellezza della promozione, è stato un po’ tortuoso. Da questo nuovo anno mi aspetto tanto divertimento e tanta voglia di lavorare insieme alla mia squadra”.

-Spesso per chi viene anche agli allenamenti sei sempre l’ultima a mollare, gridi e sproni le tue compagne, puro spirito Bottega?

“Si puro spirito Bottega, cerco sempre di spronare e sostenere le mie compagne fuori e dentro il campo”.

-Anche per te la Polisportiva è una famiglia?

Sì anche per me la Polisportiva Bottega è famiglia, un grandissimo cuore verde che racchiude tutti noi appassionati di questo bellissimo sport”.

 

-Che rapporto hai con la Lalla e con Citro?

“Oltre a quello detto prima, la Lalla come tutti sanno è una grande allenatrice, riesce a capire subito i difetti di un giocatore e a preparare subito un esercizio per correggerlo tirando fuori il meglio di noi. Citro è stato una grande scoperta, è riuscito a distruggerci con i suoi circuiti. Senza dubbio è da ammirare per aver scelto di allenare un gruppo di ragazze psicopatiche come noi”.

-Un tuo ricordo di Alberto Renda?

“Alberto Renda è stato un uomo che ha dato l’anima per la pallavolo, sempre presente in casa ad ogni partita ad incitare e sostenere i suoi giocatori. Ricorderò il suo saluto ogni volta che entrava in palestra, il suo osservare per poi agire e darti un consiglio su come poter migliorare. Ricorderò il canguro, la sua festa, la sua gioia nel veder i tanti ragazzini divertirsi e appassionarsi alla pallavolo”.

-Un tuo parere su questo Blog a voi dedicato?

“Penso che questo Blog sia una bellissima iniziativa per permettere a tutti di conoscere ancora meglio questo sport”.

 -Chi sei fuori dal terreno di gioco?

“Fuori dal terreno di gioco lavoro in uno studio medico come segretaria e sono una musicista diplomata al conservatorio G. Rossini di Pesaro”.

 -Infine il tuo ricordo dell’ultima importantissima gara che hai giocato titolare come una veterana ad Ascoli, portando alla vittoria e alla conquista matematica della serie C?

“L’ultima partita è un ricordo che mi porterò sempre nel cuore, abbiamo giocato come una vera squadra, ci siamo aiutate, siamo andate su ogni pallone ma, soprattutto, ci siamo divertite e abbiamo preso questa promozione.

Non è stato facile, in un primo momento mi sono cagata addosso poi ho pensato: “ho lavorato tanto, se sono qui posso farcela” e con il sostegno e l’incoraggiamento di tutta la squadra, dirigente (ogni time out mi teneva la mano) e allenatori sono riuscita a fare del mio meglio”.

-Siamo arrivati alla fine, a chi vanno i tuoi saluti e ringraziamenti?

“I miei saluti vanno ai due grandi cuori verdi volati in cielo troppo presto, Chicca e Alberto, ai bimbi/e, ai ragazzi/e allenati durante l’anno e a tutti i tifosi. Un ringraziamento speciale alla dir. Antonia Becce per avermi fatto da psicologa in questi anni, alla mia squadra, agli allenatori e a te Dani che porti avanti questo Blog”.

 

Ad Maiora

A cura di Danilo Billi

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